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Ricerche tematiche

Turismo, cultura e occupazione.
L'optimum nei siti UNESCO
di Arnaldo Gioacchini*

Secondo l’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) sui 700 milioni di spostamenti internazionali l’anno una proporzione importante e crescente si dedica alla scoperta del patrimonio culturale e non è tutto, in quanto lo stesso Organismo internazionale prevede per una data non certo remotissima (il 2020) il triplicarsi del volume turistico. In Italia la coniugazione del turismo con la cultura e con l’occupazione non è quasi mai così scontata e non rappresenta, che in minima parte,quell’auspicabile mix virtuoso che per il Paese, il quale racchiude nel suo territorio i tre quarti di tutto il patrimonio culturale mondiale, sarebbe la soluzione ottimale permanente e definitiva di tutti i suoi problemi economici ed occupazionali. Vi è da considerare, e la cosa non è assolutamente trascurabile, che l’Italia è prima al mondo nel possedere i Siti Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità con 49 riconoscimenti, anzi nel territorio della Penisola ce ne è da aggiungerne anche un altro quello di San Marino ed il Monte Titano che però è considerato dall’Unesco uno stato estero. È un dato di grande importanza in quanto il nostro Paese lascia alle sue spalle un “gigante” come la Cina che di Siti Unesco ne possiede 44. Inoltre va detto che l’Italia è in posizione elitaria anche nella Lista Unesco dei Capolavori del Patrimonio Orale ed Immateriale dell’Umanità che rappresentano antiche tradizioni le quali spesso non hanno una codifica scritta ma che vengono tramandate oralmente nel corso delle generazioni. L'UNESCO si è posto il problema di salvaguardare anche questi Capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i Beni Materiali succitati  in questo caso l’ambito riconoscimento della prestigiosa Agenzia dell’Onu è andato ai  Pupi Siciliani, ai Canti a Tenore Sardi, alla Dieta Mediterranea(insieme alla Grecia,al Marocco ed alla Spagna), al Saper Fare Liutario di Cremona ed alle Grandi Macchine a Spalla (la Macchina di Santa Rosa, i Gigli di Nola, la Varia di Palmi  e li Faradda di li Candareri di Sassari. Ciò per quanto concerne i riconoscimenti culturali ricevuti in ambito internazionale che però non vanno affatto a collimare con altri dati di riscontro interni visto che il primo museo italiano la Galleria degli Uffizi di Firenze non è neppure fra i primi dieci musei al mondo come presenze di visitatori annuali! Tornando ai Siti Unesco va detto che per un monumento,un palazzo o un luogo entrare nella Lista dei Patrimoni Mondiale dell’Umanità dell’Unesco vuol dire la gloria.Trovarsi accanto alle piramidi d’Egitto ed alla Grande Muraglia cinese fa venire i brividi,è come ricevere il Nobel; ma l’eventuale inclusione nella World Heritage List non interessa solo gli specialisti dei vari settori questo perché le ricadute economiche sono molto importanti anche se,in determinate situazioni,il pedaggio da pagare al turismo di massa diventa molto elevato in termini di degrado ambientale. Di per se l’UNESCO è prodigo di consigli e dà raccomandazioni sui modi per proteggere i siti storici dall’eccessivo “entusiasmo” dei turisti e per fronteggiare con più efficacia il pericolo di queste moderne “orde” ed in proposito ha cambiato le condizioni di iscrizione alla World Heritage List infatti, contrariamente a quanto succedeva in passato, ogni nazione può proporre un solo Sito l’anno. Comunque a testimonianza di quanto il mix del turismo e della cultura si sposino ottimamente nei Siti Unesco in funzione occupazionale basta portare due esempi estremamente significativi: Uno straniero quello della città fortificata (splendida intatta doppia cinta muraria medioevale) francese di Carcassonne  che ha registrato un aumento del flusso dei visitatori del ben 20 per cento con tutto quello che ha recato, in positivo, in termini economici-occupazionali a tutta l’area; l’altro italiano, quello del piccolo centro di Barumini (solo 1.300 abitanti) in Sardegna che nell’area archeologica di Su Nuraxi (unico Sito Unesco sardo che annovera anche il più bello e ben conservato nuraghe in assoluto) ove il Comune ha costituito la Fondazione Barumini Sistema Cultura (con notevole piglio imprenditoriale) un soggetto di diritto privato a totale partecipazione comunale che rappresenta la più importante realtà aziendale sarda fondata sul turismo culturale che dà lavoro ad oltre 50 persone a vario titolo e livello andando a rappresentare “il giusto equilibrio tra l’esigenza di valorizzazione e fruizione dei beni culturali ed esigenza di tutela e conservazione degli stessi, ponendosi al centro del dibattito che anima la comunità scientifica e le istituzioni in materia di formule e modelli di gestione dei servizi e beni culturali degli Enti Locali che lo indicano come esempio da seguire e modello da imitare”( cfr. Daniela Moi “Siti” marzo 2009). Ma a parte il macro ed il micro esempio succitati sono molti i Siti Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità che sono riusciti a ben coniugare e ben missare il turismo con la cultura e l’occupazione in un giusto equilibrio fra una efficace tutela ed un  molto importante ritorno economico ed occupazionale per ampie aree allargate. Come a dire che sì  l’ONU, tramite il suo “braccio culturale” dell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), ti assegna un riconoscimento di assoluta eccellenza e primazia mondiale ma poi sta a chi governa in sede locale saper sfruttare al massimo,con le dovute cautele del caso (la Danger List e la eventuale esclusione è sempre in agguato e ad es. ne sanno qualcosa i tedeschi con la Valle dell’Elba a Dresda), una formidabile opportunità “targata” ONU provenienza Parigi (la sede dell’UNESCO è nella capitale francese in un bel palazzo progettato anche dall’ italianissimo ing. Nervi).

* Sociologo - Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco



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