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Ricerche tematiche

Rivoluzione della comunicazione
- Approfondimento -


di Renzo Montemurno*

L’evoluzione tecnica ed in particolar modo quella riferita alla comunicazione, ha avuto, negli archi di questo e del passato secolo, enorme ripercussione positiva sull’aggiornamento tecnologico, con trasformazione di inverosimile scoperta di adeguati apparati sempre pronti per l’uso, con inaudita capacità tecnica.
Un esempio tangibile proviene non solo dal radiantismo, inteso in senso generale, ma anche dalla evoluzione che ha avuto la radio, (quest’anno compie 60 anni di attività), la televisione, i giornali i computer e non per ultimo internet, che ha dato un enorme scossone all’aumento di iscritti ai social network.
Non dobbiamo dimenticare che la radio si è sviluppata anche come strumento di comunicazione privata. La rete, inizialmente, poco numerosa, ma estesa nel mondo, dei “radioamatori” ha avuto un ruolo importante nei sistemi di comunicazione. E più tardi la citizen band o banda cittadina, si è diffusa con la creazione di comunità, come quella dei camionisti italiani. Le trasmissioni radio hanno trasformato profondamente il concetto di comunicazione utilizzato dai più disparati luoghi e impieghi. Insomma, c’erano e ci sono ancora oggi, strumenti radiofonici, con attività di scambio e di dialogo comunicativo paragonabili a quelle che si realizzano con la “posta elettronica” o con i telefoni cellulari. Infatti, bisogna riconoscere che i primi ed involontari social network, nell’utilizzo dell’etere ed essere in continuo contatto comunicativo fra loro, sono stati i radioamatori, i quali sono, per hobby, per attività di volontariato, sempre attaccati davanti al loro apparato “BARACCHINO” o postazione, ad interloquire con il radioamatore ricevente. La loro frequenza è quella degli OM (Onde Medie) o quella della 2 metri (144 Mhz) oppure della CB (27 Mhz), quest’ultima in uso anche tra i servizi di emergenza. I loro contatti servono per segnalare informazioni di carattere, a volte tecnico o di servizio, sulla trasmissione, dalla zona di ricezione e dallo stesso luogo, con riferimento all’ambiente, alla temperatura e poter valutare la capacità della forza del vento solare che trasporta le onde di trasmissione in luoghi lontani difficilmente raggiungibili con collegamento normale.
Non si può non dimenticare l’opera continua, professionale e volontaristica dell’intervento dei radioamatori durante le fasi drammatiche dei terremoti del sud dell’Irpinia, Basilicata, Calabria sino all’ultimo e recente terremoto del nord, zona Lombardo-Emiliano. I primi ad accorrere prontamente sono sempre loro, i radioamatori, attraverso i propri apparati danno le notizie, per tutto il territorio nazionale, alle Forze di Polizia e alle Prefetture, di quanto avvenuto nella immediatezza dell’evento, per l’invio simultaneo di soccorsi. Per questo motivo i radioamatori, con il simbolo della Associazione “ARI ”, sono stati annoverati alla Protezione Civile Nazionale.
Le scoperte, nel campo elettronico, fatte tra la fine del 19° SEC. e l’inizio del 20° SEC. Hanno
portato alla costituzione dei primi apparecchi radiofonici ovviamente molto rudimentali e costosi. E’ per questo che all’inizio, la radio trova le sue applicazioni più salienti in campo militare e per esperimenti su larga scala. Già dagli anni ‘20 i progressi in campo tecnologico associavano la diffusione dell’apparecchio ad una fascia più ampia di popolazione. Una ulteriore spinta alla diffusione della radio si è avuta durante la seconda guerra mondiale a causa dell’importanza che, nel corso di essa ha assunto la radio, come strumento di attacco psicologico alle popolazioni nemiche, oltre all’informazione e propagazione tra le popolazioni amiche, in un momento in cui le operazioni belliche compromettevano il funzionamento regolare di tutti gli altri mezzi.
Ci possiamo rendere conto perciò che la comunicazione radio ha inciso in modo profondo, complesso, e multiforme nella storia del nostro precedente secolo che ha subito una radicale trasformazione in ambito sociale. È vero che le emittenti private, sono nate come “ radio pirate”; oggi non più, perché legalmente riconosciute. La radio locale rimane una realtà importante. Ma già molti anni fa si potevano ascoltare, sulle “onde lunghe”, trasmissioni da luoghi molto lontani. Con la nascita della radio siamo entrati in quella realtà di comunicazione immediata e “globale” che rende quasi impossibile, per chi vive oggi, immaginare com’era il mondo quando mancava una risorsa di quel genere. Dopo la nascita della televisione molti hanno immaginato che potesse esserci un declino della radio. Ma così non è stato. La radio mantiene un ruolo importante e un ascolto diffuso, che non è stato sostituito da altri sistemi di comunicazione – e nulla lascia prevedere che possa avere un indebolimento nei prossimi anni. In Italia, un regolare servizio televisivo è iniziato nel 1954. Nello stesso anno si è realizzato il primo collegamento in eurovisione. Le prime trasmissioni a colori cominciano a diffondersi nel 1960. La situazione della televisione in Italia, come tutti sappiamo, è cambiata più di vent’anni fa. Nel 1976 una sentenza della Corte costituzionale, dopo ventidue anni di incontrastato dominio della televisione pubblica, ha dichiarato incostituzionale il monopolio. Il
risultato è stato una mancanza di norme chiare, che non ha impedito lo sviluppo di reti nazionali private, diffusesi in tutto il territorio nazionale. In quel periodo, è nata anche la televisione “via cavo”, non si è mai sviluppata per mancanza di volontà politica, poteva questa essere una possibilità di nuova comunicazione. Un’improvvisa crescita del numero di canali disponibili, ha distolto l’attenzione dalle possibilità che avrebbe offerto lo sviluppo per via cavo. Nella quotidianità della nostra vita è presente, in quasi ogni aspetto, un sistema di apparati elettronici. Oggi, funzionano con sistemi elettronici i telefoni, le automobili, molti elettrodomestici, un’infinità di oggetti e aggeggi apparentemente banali. Anche la stampa dei giornali e dei libri è prodotta grazie a sistemi elettronici.
L’innesto di un apparato elettronico, che agevolasse l’informazione e la comunicazione, è il personal computer con l’utilizzo di internet. Il primo calcolatore logico, programmabile pienamente funzionante, fu una gigantesca macchina a valvole, costruita in Inghilterra nel 1943 per motivi militari, chiamata “Colossus”. La sua funzione era decifrare i codici delle comunicazioni cifrate dell’apparato militare tedesco. Si dice che la risultante capacità di intelligence abbia accelerato di due anni la fine della guerra. L’esistenza di quella macchina fu tenuta segreta fino agli anni ’70. In quegli anni, due grosse industrie di computer, la UNIVAC e la IBM stavano cercando di poter creare una sinergica azione di collaborazione e comunicazione attraverso un duplice collegamento che doveva servire per incrementare il rapporto comunicativo tra i diversi centri di ricerca, sparsi per tutto il mondo e i vari satelliti esistenti sino a quel momento. Questa attività ha avuto un enorme successo, dando vita ad una forma di nuova integrazione e collaborazione fra le varie industrie di computer, continua ancora oggi. Nel 1948, con l’invenzione del transistor si apriva la strada alla “miniaturizzazione”. Nel 1949 Edvac (electronic discrete variable computer) fu il primo computer a nastro magnetico, in un centimetro quadrato era possibile memorizzare la vita di una persona dalla nascita sino agli 80 anni. Il primo computer di produzione industriale fu l’Univac della Remington Rand nel 1951. Si stima che nel mondo, nel 1953, ci fossero cento computer. Nel 1957 l’Ibm realizzò il sistema Ramac (random access method of accounting and control) che è considerato il progenitore degli hard disk. Era formato da 50 dischi di 60 cm. di diametro e aveva una capacità di cinque megabyte. Nel 1971 nacque il primo “microchip”. Il processore 4004, lanciato nel novembre di quell’anno, è il “progenitore” dei microprocessori di oggi. Qualche anno più tardi la Intel ha riconosciuto che l’autore di quel progetto era un ingegnere italiano, Federico Faggin. Nel 1975 fu prodotto il Cray one, il primo “super computer”, che divenne l’unità di misura per le successive generazioni di macchine (a metà degli anni ’90 si superarono i mille “cray” one). che gli studiosi avevano capito da molto tempo si è progressivamente tradotto in pratica, man mano che le applicazioni concrete dimostravano come il computer non fosse solo una macchina da calcolo. Le prime macchine dattilografiche esistevano già nel 1874 (ma solo nel ventesimo secolo hanno avuto una larga diffusione) e si sono poi evolute fino al word processing, che è stato definito come funzione della dattilografia nel 1960 – mentre il primo word processor per computer commercialmente diffuso è nato nel 1979. Intorno al 1980, quando ancora non si immaginava una diffusione estesa di computer per uso personale, cominciò a svilupparsi la convinzione che si stava entrando in una nuova era quella dell’informazione. Ci stiamo avviando verso la situazione in cui, dal punto di vista dell’informazione e della comunicazione, il computer diventa un altro “elettrodomestico” di “normale dotazione”.
Era inevitabile che lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e dei sistemi di comunicazione portasse a qualcosa di simile all’internet. Strutture di dialogo e scambio in rete si sono sviluppate, indipendentemente l’una dall’altra, prima che il protocollo TCP/IP (cioè inter-net) diventasse la risorsa di base su cui i diversi sistemi si appoggiano.
Ma cisono voluti più di cent’anni affinchè ci fossero sviluppi reali. L’idea di comunicazione in rete realizzando un networking era “nell’aria”, infatti qualcuno, prima o poi, l’avrebbe messa in pratica. Il primo esperimento basato sui principi Rand fu realizzato nel 1968 dal National Physics Laboratory Pierfrancesco Palattella così il giorno stesso ha scritto:
3 in Gran Bretagna. Intanto negli Stati Uniti nasceva il Network Working Group. Fu stabilito il primo collegamento con quattro istituti universitari: l’UCLA a Los Angeles, l’UCSB a Santa Barbara, lo Stanford Institute e l’Università dello Utah. Si definì il primo protocollo di collegamento (NCP – Network Control Protocol). Nel 1971 nacque un nuovo sistema di “posta elettronica” – quello che oggi conosciamo come e-mail. Ray Tomlinson definì il programma per lo scambio di messaggi in rete. Nel “72 fu adottato l’uso del segno @ (at) che in italiano è stato poi chiamato “chiocciola”. Nello stesso anno fu costituito l’Inter Networking Group per definire gli standard della comunicazione in rete – e si cominciò lo sviluppo di quello che poi divenne il protocollo TCP/IP. Nel 1974 nacque Telnet (il primo sistema che permette a chi ha un accesso a un servizio nella rete di collegarsi con un altro) ed il protocollo FTP (File Transfer Protocol) che è ancora oggi largamente in uso. Nel 1983 fu adottato il protocollo TCP/IP e cominciò la diffusione dell’internet, che dal 1984 fu posta sotto il controllo della National Science Foundation. Nel 1984 fu anche messo a punto il sistema DNS (Domain Name System) su cui si basano gli indirizzi in rete – come quelli della “posta elettronica” e poi, dieci anni più tardi, quelli dei “siti web”. Nel 1988 nacque IRC (international relay chat). Varie situazioni di chat, cioè di dialogo “in tempo reale”, esistevano anche prima, ma non avevano quella possibilità di “interconnessione” che si realizzò con IRC – e poi anche con altri sistemi, come ICQ (I seek you) dal 1996. Nel 1989 Tim Berners-Lee al Cern di Ginevra sviluppò l’idea e le soluzioni pratiche da cui è nato il sistema world wide web. Totalmente aperto e gratuito, come le tecnologie e le applicazioni su cui si basa l’internet. Molti oggi confondono internet e web, ma non sono la stessa cosa. L’internet è la base su cui si appoggiano le risorse del linguaggio HTML (Hyper-Text Markup Language) che è la struttura del sistema web. Il sistema web si diffuse gradualmente nella prima metà degli anni ’90. Nel 1993 si ebbe il primo browser e un anno più tardi, si sviluppò Netscape.
Nello stesso anno nacque Allweb, il primo “motore di ricerca” web. Il primo quotidiano online italiano è stato L’Unione Sarda nel 1994, seguito da Il Manifesto nel 1995, La Repubblica e Il Sole 24 Ore nel 1996, La Stampa e il Corriere della Sera nel 1998. In Italia i primi accessi ad internet “aperti a tutti” sono diventati disponibili alla fine del 1994. La rete comincia ad avere una diffusione “popolare” negli Stati Uniti nel 1997. In Italia una forte crescita delle connessioni si è avuta nel 1998. Per quanto riguarda la comunicazione in rete, per l’Italia, c’è stato un cambiamento fra il 1999 e il 2000. Dopo molti anni in cui la nostra presenza online rimaneva a un livello basso rispetto al resto del mondo, la crescita in Italia ora è più veloce della media internazionale. Dalle origini dei collegamenti ad internet fino al 1999 era prevalente, in Italia, l’uso della rete dal luogo di lavoro. Ma dal 2000 è maggiore la crescita dell’uso “domestico” specialmente tra i giovani. Le differenze per categorie sociali ed economiche sono in progressiva diminuzione. C’è un evidente allargamento verso i livelli “medi” – mentre rimangono sacrificate, come è purtroppo ovvio, quelle categorie “basse” che soffrono, in generale, di una scarsità di risorse di informazione e di comunicazione. Comunque, il genere umano viaggiando, attraverso la rete, cercando forme di interazione e integrazione comunicativa nel sociale, può sembrare di essere molto lontano dagli altri, ma grazie ad internet, all’uso dei computer, dei cellulari, dei tablet degli I-pad la lontananza appare sempre meno lontana, non ci si conosce personalmente, ma si chiede di ottenere l’amicizia, così le lontananze si avvicinano sempre di più e le conoscenze aumentano creando una società globale in rete multietnica.

* Prof. Renzo Montemurno, Presidente del Consiglio dei Sindaci ANS

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