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Ricerche tematiche
Il primo Sito UNESCO italiano:
la Val Camonica ed il mistero dei petroglifi

di Arnaldo Gioacchini


 
Il primo Sito Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità attribuito all’Italia (attualmente numero uno al mondo con 51  di essi) è stato quello delle incisioni rupestri della Val Camonica risalente al 1979. Si tratta di un Sito  specialissimo che testimonia, nel corso dei secoli, l’evoluzione culturale della Civiltà Camuna. Queste le motivazioni dell’Unesco: “Le incisioni rupestri della Valle Camonica affondano le loro radici ad 8000 anni prima della nostra era. Non è necessario insistere sul carattere particolarmente prezioso delle manifestazioni umane che risalgono ad un periodo così antico le incisioni rupestri della Valle Camonica costituiscono una straordinaria documentazione figurata sui costumi e sulle ideologie preistoriche. L’interpretazione, la classificazione tipologica e gli studi cronologici su questi petroglifi hanno apportato un contributo considerevole nei settori della preistoria, della sociologia e della etnologia”. Si può solo aggiungere che questa arte rupestre porta una testimonianza eccezionale di una civiltà esistente e delle tecniche di raffigurazione della vita quotidiana, dei riti e delle pratiche religiose. Per chi non sapesse ove si trova la Valle Camonica (la Camunia dei poeti) è  il caso di specificare geograficamente e geologicamente di che luogo stiamo parlando: La Al Camonega, come viene citata negli attuali dialetti della zona, è una grande valle (100 km. c.a. tutti “incisi” verticalmente dal fiume Oglio) delle Alpi Centrali che dal Passo del Tonale finisce la sua corsa “bagnandosi” nel lago d’Iseo. Per quanto concerne la sua geologia  tredicimila anni (praticamente una “quisquilia” geologicamente parlando) fa la valle era completamente ricoperta dai ghiacciai che ritirandosi lasciarono spazio allo sviluppo di una non trascurabile flora e fauna alpina. Detto questo aggiungiamo un’altra unica certezza quella che il suo nome attuale gli venne attribuito dagli antichi scrittori e storici latini (quando la Roma Imperiale ivi arrivò nel I secolo a.C.) che chiamarono gli abitanti di quelle zone Camunni. Qui però terminano le certezze in quanto questa popolazione, che già  si era stanziata in loco migliaia di anni prima dell’arrivo delle “aquile romane”, nonostante le ricerche fatte, non si è ancora riusciti a capire da dove venisse ed a quale ceppo etnico appartenesse. C’è poi il busillis dei loro ben oltre 200.000 petroglifi!  conservatisi fino ai nostri giorni; petroglifi che sono delle incisioni rupestri fatte sulle lisce rocce lasciate dalla postglaceazione. Camuni (italianizzazione dal latino) inizialmente cavernicoli cacciatori, pescatori e raccoglitori di radici e frutta spontanea che si evolsero nel tempo fino ad esprimere una vera e propria loro civiltà effettuando tutti i passaggi, in tempi storici piuttosto rapidi, che li affrancarono dal loro originale trogloditismo andando a costruirsi delle capanne unendole anche a villaggio, addomesticando ed allevando animali, sviluppando una sorta di agricoltura ed addirittura creando un certo artigianato. Tutto questo accompagnato, di pari passo, dallo sviluppo di strumenti d’opera come ad esempio aratri, asce, falcetti, e, soprattutto, le ruote (un carro a quattro ruote è nelle loro incisioni). Successivamente sfruttando i minerali, di cui era molto ricca la zona, alcuni di loro divennero dei bravi fabbri, creando pure i relativi attrezzi e le fucine per lavorare i metalli i cui manufatti divennero merce di scambio con le altre popolazioni. La cosa che colpisce di più è la “specializzazione” a cui arrivò la società camune, una società in cui ognuno esercitava dei compiti ben determinati al servizio della collettività: cacciatori, agricoltori, pescatori, fabbri, minatori, guerrieri, sacerdoti, etc. (un gran bel rapido progresso per un “popolo”che veniva da aver abitato nelle caverne). Tornando alle incisioni sulle rocce  lo studio di esse ha permesso di  intravedere la loro evoluzione,  qualcosa del loro vissuto quotidiano, le loro abitudini, le loro cacce, le loro case, i loro villaggi, la loro religione ed il rapporto che avevano con gli astri soprattutto con il Sole e la Luna ed anche il loro essere “soldati” (con una incisione che rappresenta pure un combattimento con  un guerriero etrusco, un popolo con cui vennero in contatto) e poi c’è da dire della “rosa camuna” spesso raffigurata  sui petroglifi, un misterioso simbolo vagamente simile al quadrifoglio di cui nessuno è riuscito a comprendere il significato. Varie le supposizioni: Il simbolo del sole e del sistema solare, la rosa dei venti, un segno distintivo delle tribù camune, uno schema di un gioco, oppure la rappresentazione delle quattro stagioni ? Una “rosa camuna” che, molto stilizzata, dal 1975 è entrata pure in “politica”divenendo il logo della Regione Lombardia. Resta, comunque, il grande mistero dell’enorme numero di petroglifi incisi dai Camuni, non si incidono ben oltre 200.000 petroglifi tanto per fare, chissà cosa voleva comunicare questo misterioso arcaico popolo attraverso il suo specialissimo “stargate” ultramillenario realizzato con pietre graffitate?
 
 
*Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco
 
 

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