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Ricerche tematiche

I giovani progettano il futuro
di Daniela Gensabella

Ai giovani sono state affibbiate le etichette più svariate, da “Bamboccioni” a “choosy”; sono stati considerati restii ad accettare la flessibilità dei contratti lavorativi, alimentando così in loro una gran voglia di trovare occupazione da altre parti nel mondo, e lasciati da soli a contrastare la grande crisi economica.
Da queste considerazioni nasce l'interesse a trovare una risposta all’interrogativo di quali siano le aspirazioni delle giovani generazioni, relativamente al proprio percorso formativo e professionale, e se siano pronte a cogliere i nuovi input provenienti dal contesto mondiale e locale, individuando professioni nuove e innovative, superando le classiche scelte, spesso trasmesse dal contesto familiare.
La ricerca, a carattere nazionale, è mossa proprio da questo interesse e vuole indagare sulle scelte degli studenti che si avvicinano a decidere del loro futuro. Ci chiediamo se in questo periodo conosciuto e descritto da tutti come il periodo “della crisi” i ragazzi vogliano ancora investire sulla loro formazione o preferiscano entrare nel mercato del lavoro, sfruttando l'occasione di uno stage, per mettere da parte esperienza da tirar fuori alla fine del periodo nero.
La ricerca inizia con la fase del pretesting nell’anno scolastico 2010-2011, per proseguire con la somministrazione del questionario definitivo da maggio 2012 a maggio 2013, e concludendosi a dicembre 2013 in seguito alla raccolta di 1.738 questionari utili.
Il campione della ricerca è costituito dai ragazzi che occupano la fascia di età compresa tra i 17 e i 22 anni; è un campione casuale in quanto legato principalmente alla disponibilità delle scuole ad accogliere un'attività di questo tipo.
Lo strumento utilizzato per la raccolta dei dati è un questionario strutturato, somministrato direttamente nelle scuole di secondo grado superiore, agli alunni frequentanti il penultimo e ultimo anno.
Esso consta di 12 domande a risposta multipla: le prime quattro corrispondono alle variabili strutturali e attengono alla regione di appartenenza, all’Istituto scolastico, alla differenza di genere, all’annualità del corso di studi; dalla domanda 5 alla domanda 9 si indaga sul vero e proprio fondamento della ricerca;Quale professione vorrebbe esercitare in futuro? rappresenta il nucleo centrale dell’intero strumento di indagine. Interessante
rilevare anche se e quanto, le variabili strutturali quali la differenza di genere, la provenienza familiare, con riguardo alle professioni dei genitori, possano influenzare le scelte o se oggi possiamo dire che c'è nella nostra società una effettiva mobilità sociale. Le successive domande sono volte ad indagare se la Sociologia è un settore conosciuto ai ragazzi e se per caso, qualcuno degli intervistati avesse pensato al “sociologo” come ad una possibile professione da esercitare.

In Lombardia, le scuole in cui sono stati somministrati i questionari hanno interessato le provincie di Milano, Sondrio e Pavia. Gli istituti che hanno accolto questa ricerca in modo favorevole sono stati sia istituti tecnici che licei classici e scientifici.
Sono stati somministrati 732 questionari, il che vuol dire che la nostra regione rappresenta il 42,12% dell'intero campione. A rispondere sono stati 352 maschi e 380 femmine. Il 54,64% frequentava l'ultimo anno, viceversa il 45,36% il penultimo anno.
Dall'analisi dei dati risulta che il 47,27% frequenterà l'università, mentre il 22,54% non pensa di proseguire gli studi mentre il 30, 19% non ha ancora preso una decisione.
Il settore di maggiore interesse è quello scientifico (36,4%), di seguito quello umanistico (22,13%), subito dopo quello relativo le pubbliche relazioni (9,02%) e infine quello di minore interesse risulta essere l'ambito artistico (8,20%). C'è ancora molta indecisione tra i giovani che si apprestano a scegliere il loro percorso di studi infatti il 24,32% decide di non rispondere.
Per quanto riguarda le professioni che si vorrebbero esercitare, quelle tecniche, mediche e paramediche risultano essere le più ambite, rispettivamente per il 7,65%, 6,83% e 5,74%.
Il 5,46% spera di poter diventare un libero professionista e il 4,78% di fare l'imprenditore. In questi due ultimi casi c'è una forte attinenza con le professioni familiari, infatti il 7,65% degli intervistati, alla domanda relativa alla professione del padre, risponde “imprenditore”, mentre il 9,29% risponde “libero professionista”. La stessa correlazione non si riscontra nelle professioni mediche e paramediche. Le professioni dei padri più diffuse sono quella operaia (19,40%) e quella impiegatizia (12,60%), quest'ultima comprende in larga parte anche le madri (21,86%), tra le quali è diffuso anche il ruolo di insegnante (11,61%); tuttavia la maggior parte sono casalinghe (21,17%).
Purtroppo per quanto riguarda le domande attinenti al corso di laurea in sociologia, il 50,27% degli intervistati risponde di non conoscerlo quindi non riesce a giudicare l'importanza o meno del sociologo all'interno della società. In Lombardia, però, rispetto alle altre regioni in cui è stata realizzata la ricerca, si è analizzato un questionario in cui alla domanda relativa alla professione da esercitare in futuro è stato risposto esplicitamente “sociologa”.
Lo consideriamo un buon auspicio.


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