Eventi Sociologia VIII - Associazione Nazionale Sociologi - Dipartimento Lombardia * Milano

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Eventi Sociologia VIII

Turismo accessibile e sostenibile

Cosa vuol dire turismo: il termine riguarda chi viaggia per svago, per cultura; dal francese: “tour” giro, viaggio. C’è stato un tempo in cui il turismo era il viaggiare per formarsi: qualcuno forse ricorderà i “Grand Tour”, i lunghi viaggi che la crema della gioventù europea conduceva in Francia, in Grecia, in Italia, al fine di erudirsi, di studiare arte, storia, politica, le radici fondanti d’Europa, spostandosi in carrozza fra chiese, biblioteche, pinacoteche, permettendosi un’immersione totale in una bellezza che incivilisce, che rende veramente ”Uomini”; viaggi dai quali scaturivano libri capolavoro tipo: “Viaggio in
Italia”, di Johann Wolfgang von Goethe, e “ Italia (impressioni di viaggio)”, di Henrich Heine, entrambi scritti nell’ ‘800.
Riguardo i viaggi di massa degli italiani bisognerà aspettare il boom economico degli anni ’60 dello scorso secolo, la motorizzazione dell’italiano medio, aiutata dalla striscia d’asfalto dell’Autostrada del Sole che ha notevolmente accorciato l’Italia. Uno dei pericoli che può correre un turista è quello di ridere e beffarsi delle tradizioni dei popoli visitati. La chiave di tutto, invece, deve essere il rispetto per le tradizioni, gli usi e costumi degli altri. Sia quando noi visitiamo i loro paesi, sia quando sono loro che visitano le nostre meravigliose località turistiche. Il Filosofo francese illuminista, Montesquieu, sociologo ante litteram, nelle sue “Lettere persiane”, romanzo epistolare del ‘700, presenta una pungente satira dei costumi francesi, analizzati dal punto di vista di due giovani colti e ricchi viaggiatori persiani, appartenenti all’alta società. I sarcasmi delle lettere non risparmiano né le istituzioni, né gli uomini del tempo. I personaggi, essendo stranieri, vedono la Francia in modo distaccato, criticando vita e costumi di quella società.
C’è una piccola frase che viene pronunciata spesso da chi viaggia: “I’m a tourist”; sembra un “passepartout” per poter fare ciò che si vuole, tanto “io sono un turista”; ma non è così. Quando si va in giro per il mondo, bisogna essere preparati e aver studiato almeno per sommi capi usi e costumi del luogo di vacanza e soprattutto certi tabù per noi inconcepibili e che, non rispettandoli, potrebbero metterci assolutamente nei guai: pensate a quei poveri ragazzi che partono per certi paresi dell’est con qualche grammo di erba e vengono arrestati e tenuti segregati per anni con accuse infamanti.
Oggi, in questo contesto si parla in particolare di Turismo accessibile e sostenibile, e giustamente sono stati invitati, per i due argomenti da studiare, i massimi esperti di associazioni che rappresentano categorie umane svantaggiate e di associazioni ambientaliste. Per quanto riguardi la prima categoria, quella del turismo accessibile, seguirò con vivo interesse gli interventi che seguiranno.
Sono anni che, con FIABA, il Fondo italiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, di cui è presidente il mio amico Giuseppe Trieste, seguo l’evoluzione dei lavori di riduzione dei disagi per chi si sposta su sedie a rotelle: ascensori difficilmente raggiungibili; ascensori, specie in palazzi d’epoca, inseriti di recente sfruttando spazi angusti e con forme risultanti degne di un quadro di Picasso: ascensori nei quali non entrano le carrozzine di chi ha più bisogno di usufruirne. Si lamenta ancora la carenza di pedane, marciapiedi non accessibili, autobus senza piattaforma per l’accesso di disabili,
il tutto anche a discapito del turismo che con la nostra Italia, ormai in piena concorrenza con il mondo intero, rischia di diminuire in termini percentuali a favore di certe nazioni che stanno puntando proprio sul turismo la crescita della loro ricchezza.
Lo racconto da anni, anche nel mio ultimo libro “Nel presente, tra presente e presente”, (Booksprint edizioni, Salerno), che ho viaggiato molto in tutto il mondo, e, specie nei paesi del nord Europa: Germania, Danimarca, Inghilterra, per citarne qualcuno, i centri storici delle città sono stati trasformati in isole pedonali, sono tranquillamente frequentati da mamme e nonni con passeggini, anziani con carrozzine a motore; persone che se ne vanno in giro tranquillamente per centri commerciali coperti e ben raggiungibili anche da chi è meno in forma.
La nostra Italia deve fare in modo di catturare anche quei turisti che hanno problemi vari di salute, non deambulanti; che sono, come si usa dire oggi, diversamente abili: penso ciechi, ipovedenti, sordomuti e portatori in genere di malattie più o meno curabili che si rifugiano nel turismo religioso. Non trascurando certi siti europei ritenuti sacri, mi vengono alla mente Fatima in Portogallo, Santiago di Compostela (Spagna), Lourdes (Francia), Medjugorje (Bosnia Erzegovina) Czestochowa (Polonia) ed altri ancora, la nostra Italia è talmente costellata di siti destinati al turismo religioso che non è neanche il caso di starli
ad elencare.
Penso al riguardo alla città di Roma, centro del Cristianesimo, che, specie riguardo all’immenso centro storico, potenzialmente potrebbe far vivere i suoi abitanti di solo turismo; ma dobbiamo constatare, purtroppo, che si registra ancora una certa svogliatezza al riguardo, sia da parte delle amministrazioni che si susseguono, a prescindere dal loro colore, sia da parte dei cittadini da sempre indolenti e indifferenti alla miniera d’oro che hanno tra le mani o sotto i piedi, che dir si voglia; ma forse è per colpa di chi parcheggia dove non dovrebbe, della mancanza di marciapiedi e di piste ciclabili, dei marciapiedi troppo alti e senza scivoli, dei marciapiedi troppo bassi che permettono alle automobili, sempre più imponenti e aggressive, di salirci sopra impunemente, della carenza di servizi igienici e di una polizia municipale al servizio di cittadini e turisti e non solo delle entrate tributarie, di periferie mal servite dai mezzi pubblici che costringono i residenti ad utilizzare le auto, il tutto condito con qualche migliaio di poveracci senza scrupoli che vanno in giro a cercare di derubare turisti e cittadini, cercando di sbarcare il lunario; di governanti in definitiva poco sensibili ai veri problemi della città. Per testimoniare meglio l’importanza di Roma nel mondo basterà citare due film che parlando della città hanno ottenuto premi a non finire, compreso l’Oscar: “G.R.A.” e “La Grande Bellezza”, film che guarda caso hanno per protagonista la “Città eterna”. La seconda categoria, quella di un turismo a favore della sostenibilità ambientale, anch’essa oggi ben rappresentata dovrà portare avanti un bel lavoro. Devo dire che in loro aiuto esistono in Italia comuni virtuosi che ad esempio, non permettono di costruire nuovi edifici costringendo i cittadini e i “palazzinari” al recupero dei centri storici.
Ma i problemi da affrontare sono di grossa entità; le statistiche dicono che le nostre grandi città, Roma per prima, in questi ultimi anni stanno decrescendo riguardo al numero di abitanti: ma allora cosa sono quei grappoli di palazzi che stanno sorgendo nelle varie periferie; c’è qualche conto che non torna; la spiegazione potrebbe essere, facendo l’esempio di Roma, che la Capitale è abitata da diverse centinaia di migliaia di romeni, bulgari, polacchi, nordafricani in generale, centro-sud americani, cinesi etc., e che quasi nessuno di loro è ivi residente. Ma questi non sono turisti: fanno parte della Roma cosmopolita che, a pensarci bene era così anche duemila anni fa, quando era abitata dai popoli di tutto il mondo conosciuto ed aveva più di un milione di abitanti, fenomeno unico per quell’epoca: Roma infatti era chiamata “Caput mundi”.

 
Ass. Naz. Sociologi Dip. Lombardia
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