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Dipendenze digitali e cyberbullismo: bambini sempre più a rischio

di Massimiliano Gianotti


La tecnologia galoppa e l’asticella, che segnala l’età media dei bambini al possesso del loro primo smartphone, continua ad abbassarsi. Sono sempre più piccoli, infatti, i soggetti che ricevono in regalo, da genitori o nonni, telefoni di ultima generazione sempre più potenti e super connessi ad internet.

Anche la statistica lo conferma: 7 piccoli utenti su 10 già dalle scuole elementari diventano smanettoni e quasi tutti frequentano social network con l’alto rischio di cadere nella perfida trappola delle dipendenze digitali e del cyberbullismo.
Inoltre ci si trova sempre più spesso in presenza di nativi digitali perennemente nervosi, che si chiudono in se stessi, schiavi di un mondo sempre meno reale e sempre più virtuale.
Capita spesso, infatti, di trovarli chiusi nella loro cameretta oppure accovacciati sul divano di casa con i visi illuminati dalla luce blu dei piccoli e luminosi monitor di smartphone o tablet. Oppure la sera, al buio, intenti ad inviare l’ultimo messaggio di buona notte su chat e social, ignorando poi un saluto “real” ai genitori che siedono in soggiorno.
Ma poi ci sono anche le festicciole di compleanno dove i piccoli si dividono in due schieramenti: da una parte i maschietti con il collo piegato ed il naso all’ingiù che, con dita superveloci, sfiorano nervosamente gli schermi touch giocando a game violenti, rumorosi e travolgenti. Mentre nella stessa stanza ci sono le bambine, sempre più vamp, che sporgono le labbra, in pose provocanti, intente a scattarsi selfie a tutto spiano. E questo accade senza che si crei interazione e socializzazione tra loro.
Ecco, queste sono le nuove band generazionali schiavizzate dalla tecnologia ed esposte a subdole dipendenze digitali.
Una patata bollente che interessa i genitori di oggi e che. Inevitabilmente, passerà nelle mani di mamme e papà di domani. Una questione che non si può certo sottovalutare e tanto delicata da necessitare un gioco d’anticipo al fine di riconoscere e contrastare quelle abitudini sbagliate che porteranno inevitabilmente a crescere in modo sbagliato.
Il rischio per chi macina ore attaccato ai dispositivi tecnologici, infatti, è quello di cadere nella trappola delle "dipendenze senza sostanze", una problematica che interessa soggetti sempre più giovani. Oltretutto, stando alle recenti indagini sul fenomeno, l’Italia ha un triste primato che la colloca sul primo gradino del podio europeo per numero di smartphone acquistati, con età media degli utilizzatori che è ormai scesa ben sotto i 10 anni.
Certo, qualcuno potrà usare la scusante dei tempi moderni, quelli del “tutto e subito”, quelli del digitale ad ogni costo. Il fatto vero, però, è che si stanno bruciando le tappe evolutive ed il risultato sono bambini iper-stimolati, che spesso manifestano disturbi cognitivi e della memoria proprio perché entrano in contatto troppo presto con una realtà virtuale che non ha filtri.
L’illusione del mondo incantato e del paese dei balocchi, infatti, li risucchia come piccole vittime, proprio perché non ancora educate e pronte a difendersi nemmeno dall’occhio tecnologico di quel Grande Fratello perennemente puntato e pronto a spiarci nella nostra quotidianità e a controllarci abitudini, debolezze, scelte, mode e preferenze.
Questo perché se un bambino che frequenta le scuole elementari può sembrare abile a districarsi su monitor touch, non significa che sia pronto per essere proprietario di un telefonino. Sono troppi, infatti, i rischi legati a quella calamita chiamata internet e soprattutto social network che stanno diventando uno dei più subdoli strumenti per trafugare nelle nostre esistenze ed i bambini sono i primi ad ignorare tutti questi perfidi meccanismi adulti. Per loro è normale postare sull’agorà virtuale la prima cosa che gli passa per la testa oppure inviare foto e video, magari senza veli. Ma purtroppo esiste ben altro dietro una normale condivisione.
Oltretutto, nascosto dalla maschera social c’è pure quel pericoloso fenomeno che prende il nome di cyberbullismo dove si parte da innocui scambi di offese fino ad arrivare a veri e propri attacchi di gruppo o forme di intrusione personale facendo girare ingiurie o scomode foto di vita privata, magari proprio quelle che avevamo scattato con innocenza. Il problema è che in questo modo, tra i ragazzi si crea un perfido mix tra sofferenza reale ed attacchi virtuali che possono sfociare anche in gesti estremi quali il suicidio. Il tutto per offese, umiliazioni e vergogne che dalle chat virtuali sono riuscite ad arrivare al mondo reale devastando l’esistenza di tanti adolescenti.
In più, oltre alle problematiche già viste, tra baby smanettoni è alto anche il rischio di cadere in quella condizione limite definita come Nomophobia ossia la «No mobile phone phobia». In pratica si tratta di una paura incontrollata che scatta negli individui quando restano disconnessi dalla rete, termina il credito oppure quando non si ritrova il cellulare. Da qui si azionano sintomi incontrollati e legati a quella subdola dipendenza chiamata smartphone. A rafforzare quanto detto è anche uno studio effettuato in Inghilterra su un campione di 2.163 persone. I dati hanno confermato che circa il 48% dei maschi e il 43% delle donne presentavano sintomi di insofferenza fobica, e che un altro 9% era significativamente stressato, quando il proprio telefonino si trovava fuori uso.
Ora, pensiamo solo per un attimo a quali effetti devastanti potrebbe avere questa fobia su un bambino che cresce con il cellulare in mano ed è perennemente connesso ad internet. Sì, perché il vero dramma è che il 30% dei bambini abusa delle tecnologie ed addirittura il 5% di loro, già in tenera età, mostra sintomi di dipendenza. Questo significa che oggi, senza ovviamente arrivare a quel disturbo conosciuto come IAD (Internet Addiction Disorder) che necessita di percorsi medici specifici, tutti rischiamo di cadere in quella palude dei comportamenti tipici collegabili alle dipendenze da droghe, ma che, in questo caso, la "sostanza" diventa il social o la rete.
Ed è proprio qui che prende forma un vero e proprio paradosso. Da una parte, infatti, troviamo i genitori e nonni sempre pronti a garantire la sicurezza dei propri piccoli regalando loro cellulari di ultima generazione per stabilire un continuo contatto e, poi, dall’altra sono proprio gli adulti i primi a non tenerli d’occhio quando navigano su internet e scrivono sui gruppi oppure a lamentarsi quando i piccoli diventano schiavi degli strumenti tecnologici o ancora ad allarmarsi quando qualcuno cade sotto gli attacchi violenti per mezzo dei gruppi virtuali.
Certo, anche vietare l’acceso a questi strumenti serve a ben poco; oltretutto la rete, se utilizzata in modo adeguato, può essere utile per migliorarsi e per informarsi. Diventa, quindi, fondamentale insegnare ai più piccoli come usare correttamente lo smarphone, imponendo anche i “no” oppure attivando dei limiti all’uso, ma non certo con l’intento di castigarli, ma per aiutarli a crescere. Ovviamente, è importante anche da parte nostra dare loro il buon esempio, evitando di farci pizzicare sempre con il naso attaccato agli smartphone.
Tra le principali regole da promuovere per un sano utilizzo degli strumenti digitali ci dovrà certamente essere quella di non chattare a tavola o quando ci si trova di fronte a gente che ci sta parlando ed evitare, inoltre, di lasciare accesi i dispositivi a scuola o durante i compiti, perché diventano fonte di distrazione. Mai leggere messaggi mentre si cammina per strada perché i pericoli sono tanti, ed evitare di usare i telefoni fino a tardi oltre, ovviamente, l’obbligo di spegnere tutto quando si va a nanna.
In più diventa fondamentale educarli al web spiegando loro come prestare attenzione ai contatti che avvengono da parte di sconosciuti. Ma anche avvisandoli di non pubblicare foto private perché potrebbero diventare immagini potenzialmente pericolose e difficilmente tracciabili e cancellabili in rete. Altra regola, mai parlare male o prendere in giro amici e compagni di scuola sui social perché quando si lancia quel sasso non si può mai sapere dove potrà finire con il rischio che diventi principio di bullismo.
Noi genitori, quindi, dobbiamo essere i primi a vigilare, anche se diventa fondamentale l’apporto della scuola con il proprio ruolo formativo e la propria vocazione alla promozione dell’educazione digitale.
Questo perché solo prestando le dovute attenzioni potremmo essere in grado di costruire un sano rapporto con i nostri figli, anche se di mezzo c’è la tecnologia. Un passaggio necessario che verrà utile soprattutto quando entreranno nella delicata fase adolescenziale in modo che possano essere maggiormente consapevoli dei rischi collegati alla realtà virtuale, ma anche più concentrati e sicuri nell’affrontare i problemi della vita reale. Quella che, almeno fino a prova contraria, oggi conta più di tutto.

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